Esperigita a Montalbino (Piazzale Istria)

San Paolo

Per sabato 11 febbraio, Mi-Xp organizza un’esperigita nel quartiere Montalbino,  già toccato nell’evento di dicembre.

Visita alle attività del quartiere che ruota intorno a Piazzale Istria e sotto cui scorre il Seveso. Prende il nome da una cascina in parte ancora esistente.
Altri punti di interesse sono:
1) Un palazzo razionalista
2) Qui ha aperto il primo Princy
3) La sede della cooperativa di taxisti più antica d’Europa
4) I Falsi d’autore
5) La Trattoria di Candido
6) Una chiesa dedicata a San Paolo e una chiesa neoapostolica ottenuta in cambio di una concessione
7) Questa zona era frequentata da Vallanzasca e da Maurizia Paradiso
8) I colori della Beda House
9) Le birre e i liquori di un bar.

A breve, indicazioni su prezzo, modalità di pagamento, luogo e ora di ritrovo.

 

Evento “Da Candido”: breve resoconto

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A una settimana dall’evento del 16 dicembre “Cenando, ascoltando, raccontando”, che si è tenuto alla Trattoria Da Candido, in via Murat 72, scriviamo questo post. Come prima cosa, l’Associazione Mi-Xp vuole ringraziare chi era presente come Alessia Casellato e rinnovare il dispiacere per chi non c’era,

Abbiamo letto brani su Milano, tratti da libri di Aldo Nove e di Igin(i)o Ugo (ma io l’ho sempre detto invertito. Bah) Tarchetti. Il piatto forte della serata è stato però costituito dalle testimonianze dell’”oste”, Candido, appunto.

Ci ha detto di essere subentrato da una quarantina d’anni e di aver introdotto la ristorazione in un posto che prima vendeva solo il vino e in cui la gente si portava il mangiare; ci ha spiegato che ci andavano soprattutto i carrettieri e che quella era una zona di carrettieri. Ci ha raccontato storie di fascisti e di reduci dell’Armir avventori del locale, di musicisti disegnatori di vignette e di una signora che ha concesso un terreno a patto che venisse edificata una chiesa protestante. Abbiamo saputo che un bar della via era frequentato da Vallanzasca. Dulcis in fundo, ci ha detto che la sua trattoria era frequentato da Maurizia Paradiso e che lì ha anche girato delle cose

Ci ha fatto scendere in esclusiva un locale sotterraneo dove a volte fanno feste ed eventi.

Associazione Mi-Xp vi annuncia che a febbraio faremo un‘esperigita proprio in questa zona.

Morivione e Vigentino

Una volta siamo andati a Morivione e al Vigentino.  Abbiamo:

  1. Parlato con una persona del posto che ci ha raccontato cose interessantissime sul posto
  2. Mangiato in un bistrot erede di una vecchia osteria dove andavano gli operai.
  3. Visto un glicine secolare
  4. Visitato un mercatino di antiquariato
  5. Preso un caffè in un locale che vendeva prodotti di un’azienda agricola del piacentino
  6. Fatto meditazione in un tempio buddista (l’esperienza).

In più, eccovi una storia.

Etimologia di Morivione

Qui Morì Vione

Etimologia di Morivione. Secondo la leggenda, deriverebbe dall’espressione: (qui ) morì  Vione, che per crasi è divenuto Morivione. Ma chi era Vione? Abbiamo tre opzioni.

1)   Un generale franco ferito in battaglia a Siziano contro l’esercito longobardo di Alboino. Riuscì ad arrivare fin da questi parti e si accampò sul Ticinello. Il medico disse. O, gratum solem, da cui deriverebbe Gratosoglio. La cancrena tuttavia ebbe il sopravvento e Vione morì.

2)  Una sorta di ufficiale di nome Vione Squilletti che dopo la vittoria dei visconti regolari nella battaglia di Parabiago (21  febbraio 1339) terrorizzava il sud a della città e venne catturato  dalle guardie di Azzone Visconti e giustiziato il 24 aprile dello stesso anno.  La popolazione fesreggiò e qualcuno scrisse su un muro qui morì Vione.  In questo punto si trova l’Osteria del Morivione.

3)      Ipotesi simile alla precedente, solo che Vione era un ladro a capo di mezzo migliaio di persone che tentò addirittura di impadronirsi di Milano.

Inoltre, secondo altre versioni la sua fine sarebbe avvenuta sotto Luchino, bensì sotto. Altre la anticipano di un centinaio d’anni

Fatto sta che gli aitanti liberati esplosero di gioia, offrendo uova, latte e panna. Era il giorno di San Giorgio, che divenne il patrono dei lattai, soppiantando san Lucio.

Si diffuse l’abitudine di andare a passare  la festa di San Giorgio a Morivione. Erano scampagnate durante le quali si mangiava pan de mej e panna in tazze di maiolica. Panera in milanese significa panna e Parini chiamava Milano Paneropoli. Valentino De Carlo sostiene che nessuna delle proposte è vera, che in Lombardia si trovano toponimi simili e che è stata la trovata di qualche oste del XIX secolo.

I quartieri dove siamo stati

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I quartieri che abbiamo fatto finora. In linea di massima sono ripetibili, ma uno degli elementi di fascino è costituito dai racconti delle persone.  Non è detto che la volta successiva ci saranno ancora, ma è certo che ci saranno persone con storie da raccontare. Sono una specie di Hapax legomenon

Rogoredo (2/6/’13)

  • Storia della fabbrica Redaelli, fabbrica storica del quartiere. Dava in pratica lavoro a tutti i suoi abitanti, direttamente o come indotto.
  • I racconti della sciura Rosina, memoria storica di Rogoredo.
  • Sacra Famiglia di Rogoredo
  • La scuola Caproni a forma di aeroplano.
  • L’artigiano di via Freikofel
  • Pranzo all’Osteria del Rogored
  • Banda musicale
  • Cascina Limonta, che ha l’esclusiva delle erbe aromatica per l’Esselunga

Crescenzago  (19/10/’13)

  • Abbazia di Santa Maria Rossa
  • Restauratore di cornici e quadri
  • Curt de l’America, da sempre crogiolo di razze e culture e punti di partenza e di arrivo per chi andava o tornava da oltreoceano
  • Passeggiata lungo il Naviglio della Martesana e le due madonnine
  • Casa della Carità
  • Circolo Cerizza e le sue storie
  • Ex fabbrica della Simmenthal

Morivione e Vigentino (22/3/’14)

  • La leggenda di Vione e l’etimologia di Morivione
  • I tre parchi
  • L’Om, fabbrica cruciale per il quartiere, direttamente e indirettamente
  • Pranzo al Bistrot Lilla
  • Passeggiata lungo la Vettabia
  • Sacra Famiglia di Morivione
  • La visione suggestiva alla fine di via dei Fontanili con case basse e cascine
  • L’altare storico dove andavano a prepararsi i futuri Arcivescovi di Milano, il ponticello e il corso d’acqua di via Campazzino
  • Chiesa dell’Assunta
  • Meditazione al tempio buddista

 

Ortica  (4/10/’14)

 

  • Percorso in Via Pitteri con i suoi angoli storici.
  • visita allo storico istituto Martinitt con racconto.
  • Visita al Calzolaio storico e ad altri negozietti di via Ortica
  • Visita alla Compagnia Edificatrice dell’Ortica con incontro abitanti storici e piccolo concerto di musica folkloristica milanese
  • Pranzo presso ORTICA’S PUB
  • Visita allo storico Dopolavoro Ferroviario dell’Ortica con testimonianze storiche del luogo: un ottuagenario che ha collaborato con Gaber, Jannacci, Franca Rame…
  • Aperitivo con visita a Cascina S.Ambrogio.

 

Borgo di Scigulatt (31/1/’15)

  • Casa natia di Gaber
  • Torrefazione Hodeidah, probabilmente l’unica vera di Milano
  • Casa Rustici
  • Architettura liberty e razionalista
  • Il respingimento di via Moscati
  • Caserma dei Vigili del fuoco del 1907
  • Mini-Hotel
  • Scuderie
  • Gogol Ostello
  • Bar in stile inglese
  • Stazione Bullona
  • San Giuseppe della Pace e il Gattopardo

 

 

7/4/’15 San Luigi-Gamboloita

  • Tipografia storica di piazza San Luigi
  • Chiesa di San Luigi
  • Negozio di vino sfuso
  • Racconti di anziani all’Acli
  • La statua del Cristo e la sua leggenda

30/5/’15

Morsenchio

  • Il Caffè des amis e i suoi avventori
  • Storie di quartiere e ricordi dell’aeroporto e degli Umiliati
  • Orti, ferrovie e canali
  • La cooperativa di Taliedo

 

27/6/’15

Qt8 e Lampugnano, tra Bottoni, Magistretti  e Vecchia Milano

 

  • Architettura razionalista, contemporanea e utopistica
  • Strade profumate e colorate
  • La nuova Santa Maria Nascente firmata da Vico Magistretti
  • L’Ostello di Qt8, un tempo l’Ostello di Milano per antonomasia
  • La Casa delle Tre Arti, bed&breakfast gestito da una discendente di un architetto che collaborò con Bottoni e che progettò l’edificio, esempio di architettura razionalista e sineddoche del Qt8. Il giardino all’inglese crea contrasto.
  • Le storie di Lampugnano
  • L’ortolano
  • La pietra miliare
  • La chiesetta di via Osma
  • Campi coltivati
  • Ippodromo

 

17/9/2015

La Fontana

  • Panetteria storica
  • Fonderia Napoleonica
  • Incontro con un movimento culturale, aperitivo coreano e gioco coreano, lo yuth, giocato nelle strade in Corea (esperienza)
  • Lezione di Tai-Chi (esperienza)
  • Negozio di stampe pubblicitarie con racconti e aperitivi.

 

19/2/16

Pentagono dell’Arte (Porta Venezia-Pisacane)

  • Caffè al Picchio
  • Racconti di mala milanese
  • Un po’ di Liberty en passant
  • Restauratrice di carta con racconti
  • Negozio creativo con racconti e partecipazione (esperienza)
  • Antiquario
  • Aperitivo molisano

 

27/2/16

Scigolatt un anno dopo e Mac Mahon

  • Caffè alla Posteria
  • Qualche cenno sull’Acquedotto
  • I luoghi di Sante Pollastri, il bandito di De Gregori
  • Negozio di strumenti musicali con racconto del gestore
  • Libreria Odadrek con racconto del gestore
  • Fridabike, produzione e vendita di biciclette. Con racconti.
  • Cortile interno in Mac Mahon
  • Chiesa del XVI secolo tra i condomini
  • Passaggio con racconti e aneddoti su Villa Simonetta (momento di adrenalina)
  • Lettura di brani di Testori
  • Chiusura al Gogol Ostello

E soprattutto, come sempre, storie e testimonianze di chi abita e lavora nei due quartieri, di chi li conosce  e li vive.

 

Cronache del “Villaggio Rosa”

Di Arlo Skocir

Ci si trova all’incrocio di strade deserte nella più profonda periferia nord della città, la sensazione che si prova è quella di essere in una vera terra di nessuno e se qualche anziano per caso non tirasse fuori (probabilmente in qualche polemica da gioco delle carte al bar) una forte identità Novatese ci si potrebbe barcamenare per parecchie ore sull’interrogativo: “In che posto siamo?”.

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Quello dove vi portiamo oggi è il “Villaggio Rosa” di Novate milanese, si arriva lì dalla Statale Comasina, arrivando dal capolinea della Metro Gialla e muovendosi verso fuori Milano. All’altezza della storica struttura industriale ex-Max Meyer si svolta a sinistra e si prende Via Novate. All’altezza di un’area verde sulla sinistra molto simile ad un boschetto da Camping area c’è una viuzza che entra sulla sinistra; è proprio un micro mondo ancora sconosciuto.

La via di cui stiamo parlando è Via Pascoli la cui cornice è dipinta da case igloo di colore bianco che sbucano furi da una fitta vegetazione di palme e di pini. Queste case igloo o a fungo, si sviluppano tra la via in questione e via Donizetti creando una vera e propria oasi di periferia.

Per saperne di più parliamo con i vecchietti del quartiere molto sorpresi del nostro interesse per il posto, ci raccontano che il villaggio viene chiamato così perché  un tempo ci abitava una certa Sig.ra Rosa, molto nota a Novate. Parliamo anche con un gruppo di cingalesi che abita nei palazzi qui vicino il che (insieme alle palme, agli igloo bianchi, ai vecchi sorridenti, al parchetto con la staccionata…) rende l’atmosfera ancora più fiabesca e quasi esotica perché più che a Milano potremmo benissimo trovarci in un villaggio in mezzo al deserto.

Ci raccontano che probabilmente l’architetto era tedesco ma è morto, secondo alcune ricerche anche queste come quelle ben più note di Via Lepanto sono state progettate dall’ingegnere Mario Cavallè e risalgono al 1946. Quello che è certo che qui assumono un fascino molto più sorprendente.

Chi si aspetterebbe che gli extraterrestri oltre a scegliere una base radical-chic nella Maggiolina avessero selezionato per i loro membri proletari un posto così impensabile?

,  … a voi le conclusioni.

Tour Qt8-Lampugnano

27 Giugno 2015 Metromondo e www.redstarline.it organizzano

L’Altra Milano ai tempi dell’Expo-Tour di conoscenza tradizionale e popolare /2a tappa   Tour di Qt8 e Lampugnano, tra Bottoni, Magistretti  e Vecchia Milano (si consigliano scarpe comode)

Ritrovo alle 14.30 fuori della Mm1 Qt8

Architettura razionalista, contemporanea e utopistica Strade profumate e colorate

La nuova Santa Maria Nascente firmata da Vico Magistretti

Il baracchino storico

L’Ostello di Qt8, un tempo l’Ostello di Milano per antonomasia

Il Giardino dei Giusti

Il Monte Stella e il belvedere sulla città

Gli angoli affascinanti di Lampugnano

La chiesetta di via Osma

La sede del Pci, oggi Pd, del quartiere

 

E soprattutto, come sempre, storie e testimonianze di chi abita e lavora nei due quartieri, di chi li conosce  e li vive. Aperitivo finale musicale  (facoltativo) alla Cooperativa di Lampugnano.

 

Costo della partecipazione: 10 euro   + aperitivo a consumo   Per informazioni e prenotazioni: metromondo@tin.it. info@redstarline.it, 02.89159168 www.metromondo.it, www.redstarline.it

Morsenchio

Massimiliano Priore

Morsenchio: un quartiere di confine

Morsenchio fa parte di Milano dal 1925, quando fu staccata dal Comune di Linate. Sotto gli austriaci, era stato indipendente. Se ne attesta l’esistenza già nel tardo medioevo ed è nominato in un documento del 1612 che parla di poderi presenti nel registro. Morsenchio oggi è un quartiere della periferia sud-est di Milano e ha come asse portante l’ultimo tratto di via Bonfadini, attraversato dal Fontanile delle Quattro Ave Marie, così chiamato in ricordo dell’Ordine degli Umiliati, un tempo proprietario di queste zone. Via Bonfadini arriva fino all’ortomercato e Morsenchio e gli ortolani sono legati. Si devono ricordare le streppagarrotoi, strappa carote, ragazze che arrivano dal cremasco a lavorare per gli ortolani del quartiere perché quelle del posto preferivano impieghi da operaie. Non si limitavano a strappare le carote e mentre faticavano dovevano cantare per evitare che mangiassero i frutti o la verdura del principale. Preparavano il carro con cui il padrone all’alba andava al Verze di Porta Vittoria, cui faceva capo Morsenchio. Occorre menzionare anche la Cascina Merezzate: pianta a L, tre edifici senza un ordine preciso, probabilmente resti di un complesso agricolo più grande. Risale al XII secolo. Dal 1972 è proprietà del Comune di Milano. Produzione orticola. 158000 mq. Ritornando a via Bonfadini: non è lontana dalla Paullese, detta un tempo via dei carrettieri e in via Bonfadini 101 c’era el Stallazz di Carretee, dove si rifocillavano uomini e cavalli. A Morsenchio fu combattuta una battaglia delle guerre di Indipendenza.   Etimologia Morsenchio: è  incerta, ma assomiglia a  Moransengo (at) e in generale è riconducilbile a tutti i toponimi con uscita in –engo (ricordiamo che è Morsengg in milanese), suffisso gentilizio utilizzato per indicare i membri di uno stesso nucleo famigliare, come l’–ing germanico, oppure al suffisso latino –ingus, o ancora al suffisso pre-latino inko, presente anche in Provenza e in Catalogna e più in generale nell’area: Lombardia-Piemonte-Toscana, Provenza e Catalogna). L’uscita in -engo è molto diffusa in Lombardia e in Piemonte.  Altra etimologia: dal latino murocintus, località circondata da mura. Morsenchio potrebbe aver preso  il nome da una famiglia vassalla dei Visconti oppure dal medievale “Murcincla”, latino Muro cinctos perché grangia fortificata, cui apparteneva anche Rogoredo   E’ difficile separare in modo distinto Morsenchio da Taliedo, tanto da far parlare qualcuno di “Morsenchio di Taliedo”. Dal 1910 al 1937 a Taliedo c’era un aerodromo, unico aeroporto di Milano prima di Linate. L’ingresso era in via Salomone, verso piazza Ovidio, da dove il tram 35 lo collegava alla città. In questa storia emerge la figura dell’ingegnere e aviatore Caproni, già incontrato a Rogoredo dove abbiamo visto la scuola di via Monte Popera, intitolato alla madre, a forma di aeroplano.  Rogoredo e Morsenchio sono legate anche da un altro elemento: la fabbrica-cardine di Rogoredo, la Redaelli, e quella di Morsenchio, la Montecatini, poi Montedison, confinavano.   L’aeroporto di Linate su fatto dall’impresa Lucchini che aveva depositi di sabbia nella zona in ora sorge il quartiere Forlanini. Una montagna di sabbia, chiamata appunto i Sabbioni, alta quasi come  il Monte Stella.  Il materiale era stato ottenuto come ricompensa dei morti di malaria (tra i contagi, anche quello dell’ingegnere capo ) a causa della falda stagnante dell’area dove erano in corso i lavori per l’aeroporto e poi rivenduto per la costruzione della Centrale, prima, e della ricostruzione della città, poi. Sulla montagnetta cresceva l’erba. Con un vaglio, cioè un impianto a fori di varie dimensioni, si selezionava la rena e con i frantoi si frantumava la ghiaia per l’asfalto.  Ai Sabbioni erano impiegati soprattutto lavoratori a cottimo, quasi  cremaschi e lodigiani, spesso solo con acqua di falda e cibo. Tra di loro, numerosi gli ex reduci.   In via Salomone ha sede la Macallesi, società di calcio del 1927, che prende il nome dalla battaglia di Macallé.

La zanna della tigre nella giungla dei libri usati

di Arlo Skocir

I mercatini dell’antiquariato di Milano ci piacciono molto, ci fanno impazzire. La loro magia imprevedibile ci stupisce sempre e ciò avviene non solo grazie alla loro posizione nell’area urbana ed extraurbana, avviene anche per la mercanzia e le cianfrusaglie che si possono trovare nelle bancarelle. I libri usati venduti a un euro e tenuti malissimo a volte possono acquisire un fascino fortissimo se si notano alcuni elementi molto importanti: il colore della copertina, l’immagine raffigurata, il carattere tipico dell’epoca e la rilegatura.

Tra i nostri escurus in questi mercatini abbiamo trovato questo piccolo gioiello la cui stampa risale al 1956 e la prima edizione risulta sia del 1943. L’autore è un prete che si diede alla scrittura nei primi del ‘900 pubblicando opere prevalentemente dedicate alle missioni. “La Zanna della Tigre” contiene tutti quegli ingredienti, sia narrativi che grafici, tipici della tendenza salgariana di quel periodo e riesce a trasmettere quei valori di coraggio, lealtà, curiosità e avventura che crearono il mito esotico post-coloniale.

Il romanzo parte con Sahib, che decide di andare a cercare il padre scomparso in India nel bel mezzo dello sfruttamento degli schiavi bianchi da parte del Rajah.  La confessione di Dick, un amico del padre riuscito a fuggire miracolosamente dalla persecuzione del sultano gli svela che il padre è stato fatto prigioniero dopo u naufragio su una spiaggia indiana. Si pensa che il responsabile di ciò sia stato Tipoo, capo della tribù malvagia dei Dakoiti. Così Sahib si avventura tra tigri, serpenti e giungle nere per ritrovare il padre e liberarlo.

Noi ci avventuriamo nella fantastica giungla dei libri usati che ci riserva ancora tante sorprese ed originali emozioni!